

A cura di Francesco Carusi
Abstract
Questo lavoro si occupa di alcune delle trasformazioni in atto nel mondo/scuola, accelerate dalle chiusure conseguenti alla crisi sanitaria del 2020. Le innovazioni digitali che consentono di riunirsi e/o comunicare da remoto con nuove e diverse modalità comunicative, hanno provocato uno spostamento dei contesti di dibattito e di confronto in un unico spazio multiforme e multidimensionale definito Agorà digitale. La sensazione è quella di un deterioramento del confronto, del pluralismo, della qualità della partecipazione. Per supportare questa ipotesi è stata svolta una ricerca in un gruppo di insegnanti di istituto comprensivo, con l’obiettivo di restituire una lettura da un vertice gruppoanalitico della cultura scolastica, così come esperita dai docenti all’interno della nuova agorà aumentata.
Parole chiave: agorà, digitale, polis, politica, scuola, transpersonale, gruppoanalisi
Politica e scuola, progettualità e cambiamento
La scuola è dentro una rivoluzionaria riforma in senso tecnocratico e l’emergenza sanitaria del 2020 (con le problematiche restrizioni conseguenti) ha spianato la strada all’utilizzo di modalità «altre» di concepire le attività collegiali, (vale a dire quelle digitali da remoto). L’impressione immediata è quella di un fattuale inquinamento perverso delle modalità di comunicazione che opera un depauperamento del pluralismo e del confronto in uno spazio, quello dell’istituzione scolastica, che può essere pensato, vissuto, attraversato, come palestra politica e come luogo di condivisione, agorà entro la quale è possibile contrattare e mediare significati e simbolizzazioni affettive.
Non ci riferiamo alla politica come prassi organizzativo/amministrativa in riferimento all’esercizio del potere, ma a una sua lettura gruppoanalitica come processo psichico che «riguarda l’individuo, la famiglia, la collettività, l’umanità intera» e che concorre a formare una «rete» (Di Maria, 2009). La politica nell’accezione qui accolta è intesa in primis cultura della polis, vale a dire di spazi fisici e mentali dove agiscono relazioni; in secondo luogo politica come processi di empowerment «la cui finalità è quella di sviluppare competenza, partecipazione, autonomia e senso di responsabilità negli individui e nelle comunità» (Lavanco in Di Maria, 2000; Francescato, 2002).
La scuola, quindi come luogo di apprendimento alla convivenza, ma anche come contesto empowered entro il quale la politica viene esperita, praticata, sviluppata anche e soprattutto, come «supporto all’organizzazione mentale delle nostre conoscenze e delle nostre relazioni: un modo di leggere e «allocare» l’altro, […] identità sociale che permetta di assimilare l’altro in noi». (Di Maria 2021).
La Scuola e l’agorà digitale
Nella polis ateniese, l’agorà, il mercato, rappresentava un luogo geografico antropizzato entro il quale prendeva vita lo spazio pubblico della civiltà politica e sociale, «spazio di esperienze soggettive e, anche, spazio di incontri e di solidarietà» entro il quale è possibile affrontare l’«Altro» (a patto che ci sia uno «spazio per la diversità», terreno di conoscenza e intervento per la competenza psicologica) (Di Maria 2000).
Analogamente lo spazio decisionale scolastico, pensato razionalmente nei confini di setting gruppali più o meno rigidi e formalizzati, si delinea anche in quegli spazi informali (in termini di tempo e di luogo) entro cui le relazioni stesse prendono significato. Possiamo quindi parlare di agorà scolastica come la risultante del dialogo e del confronto: 1) dentro il setting del consiglio di classe, del collegio docenti e di tutte le altre forme previste dall’assetto giuridico-normativo scolastico, prendendone in considerazione gli aspetti decisionali legati ai due modi di funzionare della mente, quello conscio e quello inconscio (Matte Blanco 1975); 2) all’interno di spazi di incontro/discussione informali, come ad esempio i corridoi e la sala professori, e all’esterno delle mura stesse: al bar, a pranzo/cena fra colleghi, nel tempo libero attraverso telefonate, messaggistica breve e simili. Questa spazio, multiforme e complesso, si pone come luogo deputato del «fare politica» all’interno del mondo scuola in riferimento a quello che è definito transpersonale politico ambientale da Di Maria-Lavanco e che attraversa tutti i livelli del transpersonale. (Di Maria 2000).
Lockdown e distanziamento sociale: nascita dell’ Agorà scolastica digitale
L’Agorà digitale – che possiamo definire come il mercato virtuale nel quale, attraverso l’utilizzo di dispositivi digitali adatti allo scopo, viene trasdotta e traslata l’agorà scolastica – nasce proprio nel momento in cui viene pensata la possibilità di estendere il tessuto connettivo scolastico oltre la barriera della clausura forzata e del distanziamento sociale attuato durante l’emergenza sanitaria 2020 e si autorealizza attraverso le più disparate forme di software, social network, applicativi e piattaforme. L’agorà digitale è qualcosa che sovrasta strutturalmente la vecchia agorà scolastica, in quanto c’è una moltiplicazione esponenziale dei piani del discorsi, delle narrazioni e dei partecipanti alla co-costruzione di una realtà sempre meno decifrabile e sempre più liquefatta. Le famiglie comunicano con i docenti e altro personale (informalmente), gli studenti hanno i loro gruppi (e sottogruppi) online, i docenti a loro volta partecipano a decine di gruppi amicali e informali. L’agorà digitale è una cassa di risonanza di agiti emozionali e conflitti, spesso insidiosi e insoluti che si riverberano sul benessere psico-fisico, sempre più labile, del personale scolastico. Nella nuova piazza dell’agorà digitale, le riunioni si svolgono da casa davanti allo schermo del proprio pc, in uno spazio dai confini ben precisi, quello domestico, che viene perturbato dall’intrusione degli sguardi altrui in ambienti riservati, legati all’intimità e alla privacy personale. In questa modalità si alza la mano premendo un tasto e si prende la parola accendendo il microfono. Si parla, in un silenzio interpersonale surreale, a delle figure in mezzobusto appiattite su due dimensioni, spesso inespressive e/o disturbate dai rumori ambientali prodotti dalla propria casa, dallo squillare del telefono, dalle notifiche dei messaggi sullo smartphone.
La Ricerca. Le riunioni scolastiche in modalità online.
Obiettivi e modalità della ricerca
La ricerca si propone di rileggere la cultura scolastica, ponendo attenzione all’agorà digitale così come esperita dal gruppo docenti. In particolare si è voluta indagare la percezione personale in relazione: 1) alla qualità delle riunioni online; 2) alla propria modalità di partecipazione; 3) al livello di decisionalità esperito; 4) alla funzionalità delle modalità digitali da remoto. Il lavoro è stato condotto durante l’anno scolastico 2022/2023, attraverso la somministrazione online di un questionario in formato google moduli. Sono stati invitati allo studio 46 docenti del primo ciclo scolastico (30 insegnati di secondaria e 10 di primaria e 6 docenti dell’infanzia), in servizio presso l’IC Civitavecchia 2. Sono state ricevute 40 risposte, vale a dire quasi il 90% degli invitati ha partecipato alla ricerca. I partecipanti sono collocati in maggior parte nella fascia di età fra i 36 e i 50 anni (60%).
Il questionario è stato strutturato in una parte anagrafica (età dei partecipanti divisa in tre fasce, tipo di assunzione/anzianità di ruolo), una parte con 17 items, 15 in scala Likert a quattro uscite, 2 con la possibilità di scegliere fra due opzioni possibili e la possibilità di lasciare un breve commento.
I risultati
Per una lettura dei risultati, si è fatto riferimento alle quattro aree d’indagine precedentemente indicate, incrociando narrativamente i risultati relativi agli items in risposta multipla, con le parti testuali dei commenti condivisi negli ultimi due items.
1) Qualità delle riunioni online. Una consistente maggioranza dei soggetti coinvolti dichiara che la propria partecipazione è cambiata «poco» o «per niente», con un quinto fra questi che avverte una diminuzione del proprio spazio (il 20%). Più della metà non percepisce un miglioramento qualitativo della propria partecipazione attiva. Qualcuno osserva che in presenza «è più semplice sollecitare gli interventi di tutti e […] avere il modo spiegare e comprendere i diversi punti di vista»; è quindi possibile «un maggiore scambio di idee, dovuto all’efficacia della comunicazione verbale e non verbale, [favorendo] i processi democratici degli organi collegiali». In presenza c’è una maggiore cura della «relazione» così come «rapporti personali»; la modalità online di contro è «impersonale e confusiva».
Emerge con vigore la dimensione del «confrontarsi». Un modo di attuare il confronto «più attivo, diretto, dialogato e meno condizionato da interferenze e distrazioni che caratterizzano le riunioni a distanza», un «confronto diretto e visivo», molto più efficace perché guardandosi in faccia «si colgono più sfumature e a volte è più facile inserirsi [nel dibattito] quando non si va di fretta». In presenza, i partecipanti «sono più attivi», è «favorito il dialogo», «gli scambi sono più proficui» e di conseguenza «la riunione assume un carattere più dinamico e di interscambio». Il conflitto – che «trova il suo spazio fisiologico nelle controversie della politica» (Di Maria 2000), ossia nel «fare politica» – per gli intervistati non trova terreno di mediazione/sintesi dialettica all’interno del medium digitale.
2) La propria modalità di partecipazione. Questa può essere declinata entro le due categorie dell’ascolto e della circolazione della parola (aspetti che sono in relazione diretta con la vitalità e il benessere dell’agorà). In generale, come si è sottolineato nel punto precedente, i partecipanti rappresentano l’online come modalità attraverso la quale si ha un peggioramento nella partecipazione con difficoltà nella turnazione della parola e una certa resistenza a intervenire attivamente. I docenti che prendono «sempre» la parola scendono del 10% quando si passa dalla presenza all’online, ma è interessante notare come un quinto dei docenti che abitualmente interviene è sicuro di essere ascoltato, mentre il 25% del totale dichiara di capire «sempre» i colleghi .
3) Il livello di decisionalità esperito. Quest’area sembra essere quella che presenta maggiori criticità. La ricerca, oltre a restituire un’immagine allarmante di contesti digitali nei quali la circolarità della parola non viene percepita (meno del 20% afferma di avvertire la parola come effettivamente circolante), evidenzia la percezione di aspetti poco «democratici» delle riunioni, nelle quali tutto è calato dall’alto e prestabilito, non c’è spazio di partecipazione e dialogo. In questo imbuto comunicativo per i docenti «non vale la pena» di discutere sulle mozioni presentate dal coordinatore e/o dal dirigente in riferimento all’ordine del giorno.Una modalità, quindi, che verrà «imposta con varie motivazioni eco-logiche e organizzative (più smart) dall’alto», preferita «dai Dirigenti in quanto lo spazio per la discussione è spesso ridotto e ciò permette loro di evitare molti problemi di gestione delle relazioni e di ottenere facilmente l’approvazione delle delibere». adducendo che «spesso sono riunioni unilaterali e ciò non può essere tollerato», dove oltretutto c’è la «scarsa possibilità di esprimersi autenticamente».
4) funzionalità delle modalità digitali da remoto.
Per quanto riguarda l’influenza dell’ambiente la metà dei docenti rivela di essere distratta dai rumori ambientali o dallo smartphone. Vengono riportati anche «problemi di connessione […]» così come la distorsione dei «reali toni di comunicazione dell’interlocutore». Vengono anche addotte osservazioni organizzative e tecniche: «Il tempo di argomentare è poco», «si sente male, la linea non va bene». D’altra parte la modalità da remoto ha i suoi aspetti positivi nella «ottimizzazione dei tempi» in un «ambiente confortevole», perché «in presenza si perde ancora più tempo», magari con «chiacchiere inutili durante le riunioni» e viene risparmiato lo spostamento da casa dei pendolari con la »«possibilità di conciliare lavoro e impegni familiari». Alle domande che indagano aspetti futuribili dell’organizzazione scolastica gli intervistati rispondono che la riunione online sarà privilegiata perché «se condotta con obiettivi chiari e con [la giusta] gestione dei tempi, è una modalità efficace per la decisione delle delibere».
Conclusioni
La ricerca restituisce una vera e propria scissione fra piano organizzativo e piano istituzionale all’interno del gruppo degli intervistati: da una parte c’è chi esprime una personale preferenza verso la modalità online e si auspica che questa sia la prassi del futuro giustificando la propria scelta allo scopo di ottimizzare gli orari e guadagnare tempo per sé, la propria famiglia e il tempo libero, escludendo dalla propria analisi tutto ciò che riguarda la parte istituzionale, legata alle relazioni e al confronto con l’«Altro». Viceversa, chi predilige e auspica il solo modo in presenza, dà solamente risalto alla relazione e rimuove completamente l’aspetto organizzativo/razionale riferito agli orari, agli spostamenti e all’ottimizzazione del tempo. Le dimensioni riferite alla relazione, all’ascolto, al conflitto, alla circolazione della parola, vengono percepite come deteriorate dall’assenza del corpo, il quale, dal punto di vista gruppoanalitico, è concepito «come fatto mentale, simbolico e metaforico, poiché esso è sentito, percepito, vissuto e osservato come luogo del mentale». (Lo Verso 1994 in Di Maria 2009). Il corpo e la mente si sviluppano e si modellano influenzandosi a vicenda e che entrambi nascono e si sviluppano in funzione della relazione. E proprio il rapporto con l’altro «è quindi il dato centrale della vita umana in quanto, come già affermato, la relazione è responsabile della cura e della fondazione dell’identità; essa è imprescindibilmente legata alla presenza del corpo, in cui si incarnano e si incorporano i rapporti umani, giungendo ad affermare che la vita psichica nasce proprio da quei processi relazionali psicosomatici che orientano la relazione fra l’altro e il sé». (Di Maria 2009).
In conclusione, ci sarà da chiedersi in futuro, in un lavoro che ci si augura ispirato a quello presentato: 1) se l’Agorà digitale possa essere un luogo di costruzione di senso; 2) quale possa essere il ruolo sia della scuola stessa come contesto del fare politica sia dello psicologo all’interno della comunità scolastica. In riferimento a quest’ultimo aspetto, si auspica che la funzione psicologica, così come pensata da un vertice gruppoanalitico: a) possa essere guida e catalizzatore verso una ripresa della decisionalità e della progettazione partecipata, che, in questo utilizzo acritico e senza competenza delle potenzialità del digitale, appaiono depauperate e vituperate; b) sia ripensata come uno dei modelli elettivi in un intervento di sviluppo, contribuendo a recuperare e, in alcuni casi, costruire ex-novo un pensiero di gruppo attraverso il dispositivo gruppale (coinvolgendo i gruppi di lavoro ma anche i gruppi classe) per aprirsi a una nuova polis con la sua agorà aumentata.
Di Maria F. (a cura di) (2000), Psicologia della Convivenza, FrancoAngeli, Milano.
Di Maria F. (2021), Per una psicologia psicologica, in «Rivista di psicologia clinica», 16(2), 24-29.
Di Maria F., Formica I. (2009), Fondamenti di gruppoanalisi, Il Mulino, Bologna.
Foulkes S. H. (1975), La psicoterapia gruppoanalitica, Metodo e principi, Astrolabio, Roma.
Francescato et al. (2002), Fondamenti di psicologia di comunità, Carocci, Roma.
Matte Blanco I. (1975), The Unconscious as Infinite Sets. An Essay in Bi-Logic, trad. it. L’inconscio come insiemi infiniti. Saggio sulla bi-logica, Einaudi Torino, 1981.
L’autore
Francesco Carusi: psicologo clinico, psicoterapeuta gruppoanalista, musicista e insegnate di scuola secondaria. Da anni, come docente, si occupa di innovazione didattica e gestione di classi problematiche. La sua attività clinica è rivolta alla persona e ai gruppi.